Che cosa significa pensare l’essere umano non come individuo isolato, ma come parte di una rete di relazioni, attraversamenti e coabitazioni con altre forme di vita? Il concetto di olobionte, ripreso dalla biologa Lynn Margulis, ci invita a vedere ogni organismo come un’entità composta: un insieme di collaborazioni visibili e invisibili che sostengono la vita. È una prospettiva che radica l’umano in un’interdipendenza profonda con milioni di specie, dentro e oltre la nostra pelle. Ne è un esempio il microbioma umano, popolato da batteri, funghi e microrganismi che influenzano metabolismo, salute, umore e contribuiscono al nostro patrimonio genetico.
Da queste idee nasce “Beyond Human Skin /Coabitazioni invisibili”, un percorso visivo che propone di ripensare il corpo umano come organismo poroso, permeabile e plurale. Attraverso fotografia, illustrazione, video e animazione, l’opera rende visibili presenze ultra-umane che normalmente sfuggono allo sguardo. Non per descriverle in modo didascalico, ma per creare un immaginario in cui il corpo diventa un luogo condiviso, una parte tra le molte all’interno di un ecosistema multispecie vivo e complesso.
Riconoscere l’intreccio – l’entanglement – delle relazioni multispecie significa superare opposizioni come uomo/animale o sé/altro. È una visione che dialoga con il co-divenire di Donna Haraway, l’intra-azione di Karen Barad e le reti micorriziche evocate da Anna Tsing, metafore di collaborazioni diffuse e sotterranee. Se ogni essere esiste attraverso gli altri, interrogarsi sull’impatto umano sull’ecosistema diventa inevitabile: implica ripensare come abitiamo il mondo e assumere responsabilità verso i non-umani con cui coesistiamo.
La mostra si propone come un primo passo per immaginare – e forse iniziare a praticare – forme di coesistenza più sensibili, consapevoli e rispettose.
Martina Martonsky (she/her) è un’artista italiana con una formazione in Gender Studies. Attualmente studia Animazione alla Willem de Kooning Academy di Rotterdam. La sua pratica artistica esplora rappresentazioni alternative e contro-narrazioni del cosiddetto umano. Sperimentando forme ibride di racconto che intrecciano video, fotografia, illustrazione e animazione, con i suoi lavori mette al centro mostruosità, animalità e forme di vita non umane, indagandole all’interno di un più ampio orizzonte ecologico.